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Caresana - Vercelli in Piemonte

 

Paese di antica origine, ricco di storia e di tradizioni, situato sulla destra del fiume Sesia tra le rogge Bona e Marcova. La zona doveva essere abitata dai Liguri, che vivevano di caccia e di pesca, come testimoniano alcuni reperti dell’età della pietra rinvenuti in regione Tombeto e Ghiaretta. Certa è l’origine romana; il nome dovrebbe derivare dal gentilizio Caresius e non da carix, cioè il giunco che , peraltro, qui era diffusissimo; eppure questa credenza suggerì persino lo stemma del paese, che raffigura appunto un carice con la scritta “E CARICE BIS ANNO FRUGES”. Sono stati reperiti diversi oggetti di epoca romana: una tomba con due balsamari, una moneta del 41 d.C., una splendida tazza di vetro “firmata” in greco dall’artista Ennione. Pare che al castrum di Caresana dovette succedere il castello, che ancora rimane nella toponomastica del paese.

 

Il violentissimo terremoto del 1117 modificò profondamente la fisionomia urbana; nessuna chiesa rimase in piedi e vent’anni dopo a ragione si parla di un “borgo nuovo”. Nel 1233 gli uomini di Caresana furono affrancati dal capitolo vercellese e sollevati da ogni onere e servitù; il paese fu poi eretto in borgo franco, di cui ancora oggi si può ammirare la caratteristica pianta a scacchiera; nei secoli seguenti venne infeudato a varie famiglie nobili. All’angolo formato da corso Italia con corso Roma , sorge la parrocchiale di San Matteo, già citata in un documento del 987 con l’antico titolo dei Santi Simone e Giuda. Documenti del XIII e del XIV secolo conducono a pensare che doveva trattarsi, nella sua prima ricostruzione, di una tipica chiesa gotica in stile lombardo-pimontese. Essa crollò nel 1743 e fu ricostruita tra il 1748 e il 1752. Continui restauri e modifiche furono operati nel corso dell’Ottocento fino al definitivo restauro del 1961 in occasione del Congresso Eucaristico. La facciata ottocentesca è suddivisa in scomparti molto semplificati e disposti razionalmente. Al centro c’era un affresco del Morgari. Il campanile è ciò che resta della ricostruzione del 1748. L’ingresso è grandioso, a tre navate in stile neoclassico, quelle laterali ribassate. Le forme sono molto semplici e ariose. Nella volta, decorazioni simboliche del De Marchi (1903 – 1904). L’abside e il coro furono rifatti dall’ingegner Vincenzo Canetti nel 1901; al centro c’è San Matteo, grande quadro del Caboni (1845). Nella navata destra si trova l’affresco di San Giorgio e il drago di Andrea Conti (1993); il successivo grande Crocifisso su tela del Moncoli, noto come “I Crist”, è protagonista di una devozione popolare analoga a quella del Crocifisso del Duomo di Vercelli. Il mattino di Pasqua, infatti, le donne del paese assistevano al suo scoprimento (“squarcié ‘l Crist”) portando con sé alcune uova rassodate il Venerdì Santo perché fossero benedette e poi consumate dai membri della famiglia a digiuno. Verso l’altare c’è una grande riproduzione fotografica del Battesimo di Cristo di Cima da Conegliano, un tempo qui esposto ed ora al Museo “Borgogna” di Vercelli. Nella navata sinistra e situata un‘Annunciazione di Renzo Pomati. L’organo è del 1831 ed è opera di Agostino Amatis di Monza.

 

Proseguendo in corso Italia si trova la confraternita di Santa Caterina, che probabilmente risale al XVI secolo. La sua struttura è a tre piccole navate e ampio coro, oggi sconsacrata. Si giunge così in regione Castello, dove sorge la piccola chiesa di San Rocco, che risale certamente al XVI secolo. All’interno si trova un paliotto in stucco ad intarsi policromi del 1747 firmato Guazzane. Imboccando la strada che porta al Cimitero, si giunge in breve alla chiesa di Santa Maria, già menzionata nel 1024 in un atto di compravendita. Nel corso dell’XI secolo viene chiamata “de castro” (=del castello) e da esso doveva dipendere. La chiesa fu completamente rifatta nell’Ottocento in forme neoclassiche; tutta l’area è stata soggetto di ampia ristrutturazione nel nostro secolo, con la creazione del Parco della Rimembranza. Assai interessante è il Cimitero di Caresana, risalente al 1870, in cui lavoravano illustri artisti dell’Ottocento e del Novecento piemontese: Giuseppe Locarni (la croce di ghisa), Luigi Carrara (la cappella), Luigi Martini (il monumento), Ercole Villa (due busti in marmo bianco per la cappella Vercellotti), Attilio Gertmann (il busto della moglie e la figura di Guido per la propria tomba di famiglia, nonché la statua di Cristo per la tomba Pisani). Il primo documento certo dell’esistenza della Chiesa di San Giorgio risale al 1118, ma essa doveva essere di origine longobarda ed era forse l’antica parrocchia del paese, ricostruita dopo il terremoto del 1117. Il portico venne rifatto nel 1632, ma le forme attuali risalgono al XIX secolo. Per la sua posizione extramurana, a partire dal 1361 fu sempre utilizzata come lazzaretto. La facciata è ottocentesca e presenta affreschi restaurati. In alto è raffigurato San Giorgio; al centro San Cataldo, la scena del drago e San Bovo. La chiesa era la sede della Compagnia di San Giorgio, da cui prese origine la famosa Corsa dei Buoi.

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